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Paragrafo 4 . La politica economica.

     
Vari   fattori,  oltre  alla  politica  economica  liberista,  avevano
favorito  un  aumento  della produzione: il graduale  adattamento  del
mercato  all'economia di pace; una minore conflittualit nei  rapporti
di  lavoro;  una  generale ripresa dell'economia a  livello  mondiale;
l'emigrazione, che costituiva un'importante valvola di  sfogo  per  la
disoccupazione e, grazie alle rimesse degli emigranti,  aveva  effetti
positivi sulla bilancia valutaria. Verso la met degli anni Venti tali
circostanze vennero progressivamente a mancare e ne subentrarono altre
decisamente sfavorevoli. L'economia statunitense cominci  ad  imporre
la  propria egemonia in Europa; la diminuzione delle esportazioni fece
aumentare   il   disavanzo   della  bilancia   commerciale,   che   fu
ulteriormente aggravato dal brusco calo delle rimesse degli emigranti,
provocato  dal  blocco  dell'emigrazione conseguente  all'adozione  di
misure  restrittive da parte degli Stati Uniti. Pertanto  la  lira  si
svalut  nei confronti delle monete pi forti, aumentarono inflazione,
prezzi  e disoccupazione, e il mercato interno si contrasse.  Per  far
fronte alla situazione, il governo fascista mut radicalmente politica
economica,  abbandonando la linea liberista ed attuando una  serie  di
misure volte soprattutto a raggiungere la stabilizzazione monetaria  e
il riequilibrio della bilancia commerciale.
     L'intenzione di procedere ad una rapida rivalutazione della  lira
fu  ufficialmente  annunciata dallo stesso Mussolini  in  un  discorso
tenuto  a Pesaro il 18 agosto 1926, con il quale indic come obiettivo
il  raggiungimento  della "quota novanta", cio della  parit  con  la
sterlina  a 90 lire (dal 1925 al 1926 era passata da 120 a 153  lire).
In poco pi di un anno la quota indicata fu sostanzialmente raggiunta,
ma con pesanti costi economici e sociali. La rivalutazione della lira,
infatti, fece aumentare il prezzo dei prodotti italiani all'estero  e,
perch  questi potessero essere competitivi, fu deciso  di  ridurre  i
costi di produzione attraverso la diminuzione sia della manodopera che
dei  salari. La grande massa dei lavoratori pertanto non trasse  alcun
vantaggio  dal  calo  dei  prezzi,  peraltro  limitato.  Le  industrie
produttrici  di beni destinati all'esportazione furono in  gran  parte
danneggiate, mentre vennero avvantaggiate quelle operanti sul  mercato
interno,  grazie  agli  sgravi fiscali, alle  commesse  statali,  alla
imposizione  di dazi sui prodotti stranieri e ai prestiti concessi  da
alcune  grandi  banche statunitensi, rassicurate dalla stabilizzazione
monetaria e dal consolidamento del regime fascista.
     Per  riequilibrare la bilancia commerciale, il governo  cerc  di
ridurre   il   peso  delle  importazioni,  soprattutto   di   prodotti
alimentari. A tal fine, a partire dal 1925 fu proclamata la "battaglia
del grano", con la quale si intendeva
     
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     raggiungere  l'autosufficienza  nella  produzione  dei   cereali.
Vennero  alzati i dazi protettivi e, tramite sovvenzioni ed una  vasta
opera di propaganda, si incoraggi la messa a coltura di nuove terre e
l'uso di macchine agricole e di tecniche di coltivazione pi avanzate.
A  partire dal 1928 venne avviato anche un piano di bonifica  di  zone
paludose.
     Il  regime  fascista  prosegu nella sua opera  volta  a  mettere
sotto   il  diretto  controllo  dello  stato  i  rapporti  di  lavoro.
Nell'aprile  del 1927 fu approvata la Carta del lavoro, che  dava  una
definitiva  sistemazione  ai  precedenti  provvedimenti  sulla  stessa
materia e assegnava alle corporazioni, distinte per settori produttivi
e riconosciute come organi di stato, la funzione di rappresentanza sia
dei  datori di lavoro che dei lavoratori. Venivano cos poste le  basi
dello  stato corporativo, in cui i conflitti sociali avrebbero  dovuto
essere  superati nel nome del comune interesse per lo  sviluppo  della
potenza  nazionale;  in  realt si sottoponevano  le  varie  categorie
economico-sociali al controllo del regime, a tutela soprattutto  degli
interessi del padronato agricolo e industriale.
